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Fumo, spunta una nuova tassa

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da LA REPUBBLICA del 13/05/2013

Fumo, spunta una nuova tassa

Nel mirino le sigarette elettroniche
Un emendamento dei relatori del decreto che sblocca i debiti dello Stato con le aziende, prevede che parte della copertura sia garantita dall'introduzione di un'accisa sui "prodotti contenenti nicotina o sostanze sostitutive del consumo di tabacco". Il sottosegretario all'Economia, Baretta, non esclude l'opzione, mentre le società produttrici sono già sul piede di guerra
Rischiano di pagare come le vecchie "bionde": il fumo, elettronico o meno che sia, non sfugge alle maglie del Fisco e ora anche sulle cosiddette "e-cig" potrebbe essere applicata un’accisa fino ad oggi riservata solo al tabacco e ai prodotti da fumo. Sulla sigaretta elettronica sta arrivando una tegola destinata a far arrabbiare i tanti consumatori che l’hanno scelta: un emendamento presentato dai relatori del decreto sui debiti della Pubblica amministrazioni pervede infatti che al nuovo prodotto sia applicata una vecchia tassa. Il problema di fondo, in realtà, resta lo stesso: si parli di debiti della Pa o della necessità di trovare una strada per finanziare la cassa integrazione, la sospensione della rata Imu o scongiurare l’aumento dell’Iva previsto per luglio, il governo è forsennatamente in cerca di coperture necessarie a realizzare i progetti presentati dal premier Letta alle Camere.
Per quanto riguarda le entrate da fumo, va precisato che fino ad oggi sull’acquisto delle ricariche per sigarette elettroniche, viene pagata l’Iva, ma non l’accisa sul tabacco. Appunto perché il tabacco non c’è. L’iniziativa dei relatori prevede però l’introduzione delal vecchia tassa anche ai prodotti contententi nicotina o sostitutivi del tabacco.

Non è sicuro che la cosa si faccia, siamo alla prima stesura dell’emendamento, ma vista la difficoltà di trovare una copertura ai debiti, e considerato
che gli emedamenti dei relatori raccolgono i voti della maggioranza, è probabile che l’ipotesi diventi realtà. Se ne era in realtà già parlato ad aprile, ma allora il provvedimento, che doveva introdurre la vendita della "e-cig" anche dai tabaccai, non era stato ammesso.
La misura, in sé, non avrà impatto contabilmente rilevante: la nuova tassa dovrebbe garantire solo qualche milione di entrata contro i 40 miliardi di pagamenti messi in conto per i debiti della pubblica amministrazione. Ma certo
l’effetto novità è forte, anche perchè l'andamento del gettito sul tabacco è in brusco calo. Da dicembre 2012 a febbraio 2013, infatti, si sono persi 200 milioni di entrate. Un crollo legato a due cause: lo storico problema del contrabbando da una parte, l’arrivo del fumo elettronico dall’altra. La "e-cig", infatti piace e sta sempre più sostituendo la vecchia "bionda" anche fra gli adolescenti.

Il rischio della nuova tassazione alza la protesta dei produttori. "Questa è una manovra della lobby del tabacco - commenta la società Ovale, una delle prime ad investire sul settore in Italia - la nuova tassa è contro gli italiani: colpisce uno dei pochi mercati in crescita e che dà lavoro". Intanto, però, il sottosegretario all'Economia, Pier Paolo Baretta, non esclude la misura: "Dipenderà comunque dalla relazione dei Monopoli di Stato", aggiunge.
Ma non di sole sigarette si dibatte in tema di entrate: nel conclave del governo, in corso in queste ore all’abbazia di Spineto, la principale questione sul tavolo resta infatti lo stop all’acconto sull’Imu. Garantito il fatto che non si pagherà l’imposta sulle prime case, viste le proteste delle piccole aziende - che lamentano il suo impatto su bilanci già rovinati dalla crisi - prende sempre più piede l’ipotesi di rinviare il pagamento di giugno anche ai fabbricati agricoli e ai capannoni. Le istanze delle associazioni arrivate dalle associazioni di categoria hanno trovato una sponda bipartisan sia presso il ministro dello Sviluppo, Flavio Zanonato (Pd), sia presso la ministro dell'Agricoltura, Nunzia De Girolamo (Pdl). E ci saranno poi altri cento giorni per rivedere l’intera materia sulla tassazione immobiliare.Le previsioni macroeconomiche dell'Istituto di statistica mostrano un quadro più fosco di quello dipinto dal governo e dalla Ue: l'anno prossimo il tasso di senza lavoro salirà al 12,3%, quest'anno Pil in calo dell'1,4%

MILANO - La recessione finirà nel 2013, ma gli strascichi della crisi economica si sentiranno per tutto l'anno prossimo: se l'economia tornerà a crescere (+0,7% secondo le stime dell'Istat), la disoccupazione non accennerà a diminuire, anzi aumenterà fino al 12,3%. Sono le previsioni macroeconomiche dell'istituto nazionale di Statistica secondo cui alla fine del 2013 il Pil calerà dell'1,4%, mentre l'anno prossimo - con il traino della domanda interna - crescerà dello 0,7%. Per quanto riguarda il mercato del lavoro, invece, continueranno a manifestarsi "segnali di debolezza" con un "rilevante" incremento del tasso di disoccupazione all'11,9% (+1,2 punti percentuali rispetto al 2012) fino a raggiungere il 12,3% l'anno prossimo.

Numeri, quelli dell'Istat, che divergono, non poco, dalle previsione del governo e che - soprattutto - mostrano un quadro più fosco di quello dipinto dalla Ue. Secondo le ultime stime dell'esecutivo, infatti, il Pil dovrebbe calare dell'1,3% quest'anno (in linea con con la Ue, mentre per Moody's scenderà dell'1,8%), ma crescere dell'1,3% nel 2014 (le previsioni di Bruxelles sono invece le stesse dell'Istat). Sul fronte del lavoro il divario resta ampio: per Palazzo Chigi il tasso dovrebbe muoversi dall'11,6% di quest'anno all'11,8% del prossimo, mentre per la Ue salirà dall'11,8% al 12,2%.

Analizzando le differenze tra l'attuale quadro di previsione e quello presentato dall'Istat a novembre 2012, il tasso di crescita del Pil italiano è stato rivisto al ribasso per nove decimi di punto nel 2013. Tale differenza è in parte dovuta alle nuove ipotesi sul commercio mondiale e alla revisione delle serie di contabilità nazionale e per la parte restante a una contrazione maggiore di quanto inizialmente atteso dei consumi privati. Nel complesso, precisa l'Istituto, le previsioni attuali rientrano all'interno dell'intervallo di confidenza delle previsioni presentate a novembre 2012.

A condizionare l'economia sarà soprattutto il calo della spesa delle famiglie che a causa della contrazione dei redditi disponibili, quest'anno, diminuirà dell'1,6% con un moderato aumento dello 0,4% l'anno prossimo. "Il pagamento dei debiti delle amministrazioni pubbliche verso i creditori privati può avere moderati effetti espansivi nel 2014". Lo afferma l'Istat nelle Prospettive per l'economia italiana nel 2013-2014, aggiungendo che "in particolare, l'immissione di liquidità nel sistema economico, potrebbe sostenere consumi e investimenti privati, contribuendo a migliorare le aspettative di famiglie e imprese sulle loro condizioni economiche".
 
 
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